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>>> Associazione ONLUS - Pompieri Senza Frontiere - italia |
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I PERICOLI PIU' FREQUENTI CHE CI CIRCONDANO
Il pericolo
Di seguito parleremo del rischio connesso alle macchine (elettrodomestici, auto, impianti vari) ed alle strutture fisse. Per generalizzare, si può dire che per ogni manufatto, più o meno complesso, in movimento o fermo che trasforma energia (ad esempio la lavastoviglie è una macchina che trasforma energia elettrica in calore che riscalda l'acqua, indispensabile al lavaggio dei piatti) esiste una certa probabilità che esso non funzioni correttamente presentando situazioni non previste, situazioni che possono essere pericolose. Si potrebbero citare tanti casi, per rendere l'idea si pensi alla probabilità che un'automobile abbia un'avaria al circuito frenante, oppure al frigorifero «che fa massa». Queste probabilità dipendono da varie cause, ad esempio, dalla qualità dei materiali con cui è stata costruita la nostra macchina, dall'invecchiamento della stessa, dall'uso che se ne fa. Ai nostri fini è utile, inoltre, introdurre un ulteriore concetto fisico molto importante: la fatica. Anche i materiali si stancano e dopo un certo numero di anni di lavoro si rompono senza che le condizioni di funzionamento siano variate.
Per concludere, nelle nostre attività sia domestiche che industriali non avremo mai «rischio zero» ma ci sarà sempre una certa probabilità che eventi imprevisti si verifichino causando situazioni pericolose. Il nostro scopo è quello di abbassare questa probabilità. Riportiamo di seguito alcune definizioni un po’ rigorose dei tre concetti fondamentali presenti in queste pagine: Rischio: nel significato più generale è l'eventualità di subire un danno. È una condizione che in potenza può causare un danno a persone o a cose. Un sistema di combustione, allo stato potenziale, rappresenta un rischio di incendio. Pericolo: esprime una esposizione al rischio. Ad esempio, i pericoli e le conseguenze comuni di un incendio per le persone o le cose esposte ad esso, sono i fumi ed il calore. Sicurezza: nel suo significato assoluto esprime l'assenza del rischio. Poiché non è concepibile attività umana con «rischio zero», il termine sicurezza è usato nel «significato relativo» per esprimere presenza ridotta di rischio.
FONTI DI PERICOLO Il pericolo può derivare da molteplici cause; ad esempio: L'arredamento delle case L'arredamento casalingo è una concentrazione di materiali combustibili (tendaggi, mobili, libri, ecc.) che costituiscono un elevato carico di incendio. Se in una casa avviene un incendio, si sviluppa una grande quantità di calore. In questo tipo di incendio si corrono tre tipi di pericoli per la persona esposta ad esso. Il primo deriva dal fatto che durante un incendio si sviluppano gas quali anidride carbonica (CO2), ossido di carbonio (CO), fortemente tossici, ed altri composti più o meno tossici dipendenti dalla composizione delle varie sostanze che bruciano. Questi gas, in parte intossicano ed in parte annebbiano le capacità operative dell'individuo, producono l'affanno, rendono la fuga difficile. Il secondo pericolo deriva dal fatto che i fumi caldi compromettono la respirazione a causa della temperatura elevata. Il terzo pericolo è la gran quantità di calore sviluppato nell'incendio che compromette la stabilità delle travi e delle strutture portanti, si verificano quindi crolli, prima degli intonaci, poi dei travetti, ecc. È importante perciò curare la disposizione degli arredamenti anche in funzione delle fonti di innesco. Bisogna evitare che sostanze facilmente combustibili (tipo nylon) vengano a contatto con fiamme libere (innesco). Inoltre si ricordi che i mozziconi di sigaretta non spenti, oppure addormentarsi con la sigaretta accesa causano, come l'esperienza ha dimostrato, una elevata possibilità di incendi (alto rischio).
Impianti alimentati a gas
Le cause di pericolo negli impianti a gas casalinghi possono essere:
a) nel tubo in gomma di collegamento tra l'erogatore fisso e la cucina. Questo tipo di tubo è situato normalmente dietro la cucina, vicino al forno. Quando il forno viene acceso, la temperatura si alza ed il tubo si riscalda. Quando il forno viene spento e la temperatura si abbassa il tubo si raffredda. Questo riscaldamento e raffreddamento provoca delle dilatazioni e delle contrazioni del materiale e può determinarne la rottura. Il tubo consigliato dalle società del gas resiste a queste variazioni di temperatura, e grazie alla loro costruzione non teme l'umidità che potrebbe attaccare il materiale fino a formare muffe e screpolature che permetterebbero la fuoriuscita del gas.
b) nelle fascette di tenuta che servono a tenere collegato il tubo all'erogatore fisso. Questo tipo di fascette sono fatte di materiale abbastanza deformabile, allo scopo di evitare che nel fissaggio si tagli il tubo. Occorre infine ricordare un concetto generale della fisica, e cioè: per esserci combustione oltre al combustibile (metano) deve essere presente anche l'ossigeno. Può accadere che, nel bagno, dove c'è il boiler a gas, l'ambiente sia poco riscaldato, per cui le finestre e le porte sono tenute ben chiuse. L'ossigeno che serve a bruciare il gas del boiler viene preso dall'ambiente e quindi si consuma. Se i ricambi di aria sono insufficienti la percentuale di ossigeno diminuisce fino al punto da spegnere la fiamma. Lo spegnimento della fiamma non significa però l'interruzione del flusso di gas che invade l'ambiente dando luogo ad una miscela che può essere esplosiva.
Impianti elettrici
Qualcuno dei lettori penserà «ma i ferri da stiro hanno un termostato per cui quando la temperatura oltrepassa un certo valore si spegne». Questa precisazione è vera. Ma ricordate che cosa si è detto all'inizio? Ogni macchina ha una certa probabilità che non tutti i meccanismi funzionino correttamente. Sul nostro organismo, il contatto con parti in tensione provoca danni tanto maggiori se passiamo da una condizione di tranquillità e di mancanza di sudorazione ad una condizione di nervosismo o di sudorazione abbondante, o peggio se siamo totalmente bagnati. In questi ultimi casi la corrente non incontra difficoltà ad attraversare il nostro organismo e gli effetti sono più gravi. Un altro tipo di rischio che possiamo chiamare indiretto è quello di fornire l'innesco per un incendio. Ad esempio: se due punti dell'impianto elettrico che hanno diverso potenziale vengono a contatto si verifica quel fenomeno che si chiama corto circuito, che si può manifestare con scintille o semplicemente con forte sviluppo di calore e quindi fornire l'innesco per un incendio. Le scintille che tecnicamente sono chiamate archi voltaici raggiungono temperature dell'ordine di 2000" C.
Depositi vari di infiammabili
Canne fumarie
Con il tempo, però, all'interno di esso si depositano sostanze incombuste trasportate dai fumi, che riducono la sezione di tiraggio. In tal caso i fumi ed i gas, trovando difficoltà ad uscire, tornano indietro, nella casa, con tutti i pericoli già descritti per il fumo e i gas di combustione.
BREVI NOTE TECNICHE SUGLI INCENDI E METODI DI ESTINZIONE
Affinché si produca una combustione è necessario che si verifichino contemporaneamente le seguenti tre condizioni: a) presenza di ossigeno in quantità opportuna b) presenza di combustibile c) temperatura opportuna, fornita da una sorgente di calore o di accensione.
Si distinguono due temperature ai fini dell’incendio:
Temperatura di infiammabilità è quella temperatura minima alla quale un combustibile liquido o solido sviluppa vapori in quantità tale da formare con l’aria una miscela capace di accendersi al contatto con una sorgente di accensione (fiamma, scintilla, ecc.)
Ogni sostanza combustibile ha una propria temperatura di infiammabilità.
Temperatura di accensione è quella temperatura minima alla quale un combustibile, in miscela con l’aria, inizia spontaneamente a bruciare, senza bisogno di innesco.
Perché una sostanza combustibile possa accendersi è necessario che la composizione (parti espresse in volume d’aria e combustibile) della miscela sia compresa nel campo di infiammabilità. Dalla reazione di combustione si ottengono: ·
> ossido di carbonio + vapore acqueo quando la combustione avviene con poco ossigeno; · > anidride carbonica + vapore acqueo se di ossigeno ce n’è abbastanza.
·
Materiali secchi (legno, carta, tessuti, carbone) estintori
utilizzabili: idrici, schiuma, polvere, C02;
·
Liquidi infiammabili (benzine, oli, solventi, idrocarburi in genere)
estintori utilizzabili: schiuma, polvere, C02, alogenati;
·
Apparecchiature elettriche (motori, trasformatori, interruttori)
estintori utilizzabili: polvere, C02.
·
Gas infiammabili (acetilene, GPL, idrogeno, ecc.) estintori
utilizzabili: polvere, C02, alogenati;
·
Alcool e Chetoni estintori utilizzabili: polvere,
C02, alogenati;
·
Sostanze comburenti (clorati, perclorati) estintori
utilizzabili: idrico, alogenati; · Sostanze che reagiscono pericolosamente con H2o (sodio, potassio, carburo di calcio) estintori utilizzabili: polvere, C02.
Quando la combustione avviene in difetto di ossigeno si sviluppano dei prodotti intermedi che spesso sono molto tossici. Questo succede quando bruciano quei combustibili che contengono nel proprio interno zolfo, cloro, ecc.
Per contenere e
combattere un incendio è necessario intervenire subito, al massimo 15-20
minuti da quando è iniziata la combustione. A questo scopo risulta
determinante il primo intervento, che spesso può essere effettuato da
qualsiasi persona si trovi sul posto. Il mezzo più efficace per questo primo intervento è rappresentato dagli estintori portatili. Occorre quindi saper identificare il tipo più adatto di estintore in relazione alla natura del combustibile (es.: petrolio, carta, legno, app. elettriche, ecc.). Ricordate quindi che si può agevolare il primo intervento se l'estintore è messo in una posizione opportuna, affinché quando serve possa essere trovato subito (di solito vicino alle porte di ingresso ai vari locali) che siano controllati periodicamente (perché il tempo li rende inefficaci) che siano impiegati correttamente.
L'anidride carbonica è un gas inerte, non combustibile e non comburente, il quale, essendo più pesante dell'aria, si deposita sul combustibile impedendone il contatto con l'aria (azione di soffocamento). Viene conservato allo stato liquido in bombole, con pressione di circa 75 atm. Una volta liberata, si trasforma immediatamente allo stato gassoso provocano un raffreddamento così intenso da trasformarsi, in parte, in ghiaccio secco. Tale processo assorbe una grande quantità di calore alla combustione (azione di raffreddamento).
Impiego Per azionare l'estintore ad anidride carbonica occorre: 1) alzare il cono erogatore; 2) togliere la sicura; 3) impugnare la maniglia e schiacciare il pulsante, dirigendo il getto alla base delle fiamme.
È da notare che il getto è efficace solo se usato da distanza ravvicinata.
elettricità, per interventi su incendi coinvolgenti macchine e apparecchiature elettriche sotto tensione. Vanno tuttavia utilizzate delle cautele come guanti e stivali isolanti. L'anidride carbonica, inoltre, non deteriora i materiali con cui viene a contatto, pertanto, può essere impiegata su qualsiasi materiale o macchinario. Essa non è indicata per lo spegnimento di certi metalli (quali zinco, alluminio, magnesio, sodio, potassio, ecc.) in quanto tali elementi possono bruciare anche in atmosfere di CO2, cui sottraggono l'ossigeno, liberando ossido di carbonio, gas tossico e infiammabile. L'anidride carbonica, inoltre, non si deve impiegare in incendi in cui siano coinvolti cianuri alcalini che, al contatto con CO2, reagiscono producendo il velenosissimo acido cianidrico. La CO2 non è tossica, ma asfissiante, per cui è pericoloso entrare o rimanere in locali chiusi dove il gas è stato erogato, senza provvedere prima alla loro aerazione. Dato il suo alto potere raffreddante, è pericoloso toccare con parti del corpo non protette le bombole appena scaricate o investire con getti diretti le persone. Si provocherebbero «ustioni da congelamento».
Estintori a polvere
La polvere più comunemente usata è costituita da bicarbonato di sodio opportunamente trattato, in modo che non assorba umidità e abbia la massima scorrevolezza per eliminare gli attriti nell'interno della tubazione, sulla quale è fissata la pistola per l'erogazione. La polvere agisce sull'incendio per: - azione meccanica, connessa al lancio violento sull'incendio; - azione fisica di soffocamento esercitata dalla polvere che si deposita sul combustibile impedendone il contatto con l'aria; - azione di raffreddamento, che è conseguenza della decomposizione della polvere in CO2 sotto l'azione del calore (la decomposizione della polvere provoca un raffreddamento).
L'estintore a polvere è costituito da un recipiente contenente la polvere estinguente, da una bomboletta di CO2, o altro gas compresso o liquefatto, e da una pistola erogatrice. Per azionarlo occorre: 1) aprire il volantino alla bomboletta di C02 in modo che il gas penetri nel recipiente grande e metta sotto pressione la polvere; 2) impugnare con una mano l'estintore e con l'altra la pistola avanzando verso l'incendio; 3) mirare alla base delle fiamme e premere il pulsante della pistola.
La polvere non è conduttrice di elettricità e non deteriora il materiale con il quale viene in contatto, per cui può essere impiegata in qualunque caso. Tuttavia, dato che si deposita e penetra agevolmente tra gli interstizi del materiale sul quale viene proiettata, conviene, nel caso di incendi di apparecchiature delicate, rinunciare alla polvere e impiegare CO2 che non lascia alcuna traccia ed evita una accurata pulizia.
MODI DI INTERVENTO CON GLI ESTINTORI Per ottenere il massimo rendimento dagli estintori, occorre impiegarli tenendo conto delle loro caratteristiche, delle esigenze del momento e delle condizioni dell'ambiente. È necessario, pertanto, per ogni caso di incendio:
1) scegliere il tipo adatto di estintore; 2) operare a distanza giusta per « battere l'incendio » con un getto efficiente; 3) tenere conto delle condizioni ambientali, sfruttando la direzione del vento e ponendosi in posizione tale da non avere la visibilità e la respirazione ostacolate dal fumo.
Intervento Se si esegue l'azione di spegnimento con due estintori, gli operatori devono operare in modo da non investirsi l'un con l'altro con i getti. Le modalità di operazione possono essere due: operare affiancati con i getti degli estintori parallelamente diretti verso il fuoco, oppure con una posizione che formi rispetto al fuoco un angolo massimo di 90°. Così facendo si evita il rischio di dirigersi addosso il getto, le fiamme e parti di combustibile incendiato.
(Per gentile concessione dell'Ing. Cosimo Pulito autore del testo, tratto dal volumetto Alcune notizie sui pericoli più comuni e qualche consiglio per combatterli e prevenirli, edito nel 1982 dal Comando Provinciale Vigili del Fuoco Torino). |
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